Skin Quality: filler di oggi e nuove formulazioni per il domani

Con il termine "skin quality" ci si riferisce alla qualità della pelle di una persona, che può essere valutata in diversi modi. La skin quality dipende da vari fattori, tra cui la salute generale della pelle, la sua struttura, l'elasticità, la consistenza, il tono, la luminosità e la presenza di imperfezioni, e può essere influenzata da diversi fattori interni ed esterni.

Fattori interni come l'età, i geni, l'equilibrio ormonale e le condizioni di salute generale possono avere un impatto sulla qualità della pelle. Fattori esterni come l'esposizione ai raggi solari, l'inquinamento atmosferico, il fumo, lo stress, l'alimentazione e l'igiene possono anche influenzare la skin quality. Una pelle di buona qualità è di solito idratata, elastica, morbida al tatto e priva di imperfezioni come rughe profonde, macchie scure, acne o arrossamenti persistenti. La pelle di scarsa qualità può essere secca, disidratata, opaca, ruvida o avere problemi specifici come l'acne, la rosacea o l'iperpigmentazione.

Per mantenere una buona skin quality, è importante seguire una routine di cura della pelle adeguata, che può includere la pulizia regolare, l'idratazione, l'applicazione di creme solari per proteggere la pelle dai danni del sole, una dieta equilibrata e uno stile di vita sano. Inoltre, possono essere utilizzati trattamenti ad hoc per affrontare eventuali problemi specifici della pelle.

I filler sono tra le sostanze iniettabili utilizzate per migliorare l'aspetto della pelle, ridurre i segni dell'invecchiamento e migliorare appunto la skin quality. Di solito, i filler sono composti da acido ialuronico, una sostanza che si trova naturalmente nella pelle umana e che contribuisce alla sua idratazione, elasticità e volume, come spiega il dottor Domenico Piccolo, dermatologo e medico estetico di Pescara: "I filler a base di acido ialuronico, grazie alla capacità di quest'ultimo di richiamare acqua nei tessuti, hanno una spiccata azione di miglioramento dell'idratazione e dell'elasticità cutanea. Il legame tra l'acido ialuronico e alcune sostanze sintetiche (in particolare il BDDE) rendono i filler attualmente più utilizzati capaci di azione riempitiva, volumizzante o semplicemente distensiva, in maniera rapida e sicura. Questa capacità ha reso il loro utilizzo diffuso in ogni parte del mondo con grande soddisfazione da parte di medici e pazienti. Attenzione però ad assecondare troppo i pazienti che spesso richiedono eccessivi dosaggi che nulla hanno a che fare con i miglioramenti promessi con un uso adeguato dei filler".

Al momento si stanno affacciando sul mercato sempre più formulazioni a base di cannabinoidi. Si parla infatti sempre più della CBD-Beauty, ovvero della skincare a base di cannabinoidi, attivi estratti dalla cannabis sativa, sostanze non psicoattive da non confondere con il THC (tetraidrocannabinolo). Il settore attualmente vale 24 miliardi di dollari e si stima una crescita del 25,6% annuo fino a un valore di 123,2 miliardi nel 2027. E il motivo è presto spiegato. I derivati dalla canapa sativa si sono distinti in campo cosmeceutico per la loro azione antiossidante - addirittura più potente della vitamina C- e seboregolatrice in primis, tanto da aver trovato impiego con concentrazioni differenti in diversi preparati cosmetici come oli, creme, idratanti, detergenti, maschere e lozioni. Le formulazioni a base di cannabinoidi si sono rivelate altamente performanti sia nei prodotti anti-age che in quelli destinati alle pelli acneiche soprattutto per la loro azione antinfiammatoria, come spiega il dottor Piccolo: "Come si evince da uno studio americano il sistema endocannabinoide svolge un ruolo importante nell’omeostasi cutanea e per questo può avere efficacia anche sulle risposte neurogeniche come prurito, nocicezione e infiammazione. Alla luce di queste nuove acquisizioni esiste la possibilità di avere a disposizione nuovi preparati topici a base di cannabinoidi per il trattamento di diverse patologie dermatologiche infiammatorie quali l’acne, la dermatite atopica, la psoriasi e in tutte quelle forme di prurito indifferenziato e/o senile. Il futuro in questo settore è ancora tutto da esplorare. I risultati preliminari sono stati incoraggianti e con un’ampia possibilità di utilizzo in ambito dermatologico e non solo. Tuttavia, il numero ancora esiguo di pubblicazioni scientifiche in tema lascia spazio a un pò di prudenza prima di un utilizzo su ampia scala”. 

Attualmente gli attivi più utilizzati sono il cannabidiolo (CBD) e del cannabigerolo (CBG), ma ricordiamo che la canapa ha componenti bioattive minori, ma comunque interessanti sotto il profilo cosmetico, come terpeni, flavonoidi, carotenoidi e fitosteroli. Numerosi studi hanno dimostrato che il CBD e, in particolare, il CBG, sono potenti principi attivi in grado di prevenire gli effetti di invecchiamento della pelle dovuti ai raggi UV. Possono anche inibire gli effetti irritanti dell’infiammazione che accelera l’invecchiamento (o “inflammaging”), proteggere la pelle dagli effetti dannosi dell’ossidazione cellulare e inibire la proliferazione di agenti patogeni batterici. Infine, tra gli effetti interessanti ci sarebbe anche quello di anti-melanogenesi, ovvero della produzione di melanina nella pelle causata da cicatrici da acne o da fotoesposizione.

 

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