E se il Metaverso rappresentasse il futuro per le consultazioni di medicina estetica?

metaverso e medicina estetica

Con il Dr. Luigi Cursio esploriamo il futuro della medicina estetica con la simulazione 3D e la realtà virtuale.

Le maggiori perplessità dei pazienti rispetto alla medicina estetica riguardano l’esito finale: se chiunque volesse ricorrere a delle iniezioni avesse la possibilità di sbirciare nel futuro, verrebbero prese sicuramente decisioni più consapevoli. In questo senso, uno strumento di simulazione 3D, è di grande valore in quanto consente ai pazienti di confrontare facilmente il prima e il dopo la procedura, portandoli ad esprimere in maniera più puntuale i propri desideri.

Allo stesso tempo gli operatori sanitari possono spiegare meglio le opzioni e i limiti dell’intervento, gestendo le aspettative dei pazienti creando simulazioni su misura invece di mostrare casi di altri che, per forza di cose, hanno una morfologia diversa. Le restrizioni dovute alla pandemia da Covid-19 hanno dimostrato come, con gli strumenti adeguati, la telemedicina possa essere una realtà e, perché un'esperienza virtuale sia totalmente immersiva, il paziente deve potersi riconoscere e identificare con con se stesso, soprattutto nel campo della medicina estetica. La creazione di modelli 3D quindi, basati su immagini e dati reali, è funzionale a finalizzare dei pazienti virtuali sui quali è possibile creare simulazioni 3D delle procedure di medicina estetica. 

"Il Metaverso deve essere considerato come un Universo parallelo al nostro e dentro al quale le potenzialità di qualsivoglia iniziativa sono amplificate e i limiti sono dettati solo dalla nostra immaginazione. Pertanto sia pazienti che operatori sanitari saranno aiutati nel loro operato. Immaginiamo solo quanto potrà essere semplificato il processo di relazione tra il medico e la paziente in un mondo dove le esperienze che quest’ultima potrà vivere prima di sottoporsi all’impianto di acido ialuronico, per esempio, potranno essere molteplici", spiega il Dr. Cursio, chirurgo plastico  e medico estetico di Torino.

"La paziente non solo potrà vedere la nuova se stessa come sarà, ma potrà altresì apportare tutte le modifiche aggiuntive che vorrà. E se l’ipotetico miglioramento in un determinato punto del viso non la soddisfa avrà la possibilità di modificarlo fino a trovare, o magari anche a forgiare, il viso che sognava. Ecco, a questo punto, elemento essenziale è stabilire le regole del gioco con le quali noi vogliamo ingaggiare la partita. Intendo dire che fondamentale saranno i limiti e i confini che dovremmo darci per evitare che i volti assumano aspetti artefatti, innaturali o perfino non più identificabili al genere a cui appartengono".

Grazie alla realtà virtuale e a un visore VR i pazienti possono provare il nuovo look direttamente su loro stessi: la realtà aumentata svolge un ruolo essenziale nell'interazione in tempo reale e nella visualizzazione 3D ottimale. L'obiettivo desiderato di qualsiasi consultazione estetica è che i pazienti vedano i  risultati prima di intraprendere la procedura: con la tecnologia AR, i pazienti estetici possono vedere se stessi “modificati” come se guardassero il proprio riflesso in uno specchio. Un'esperienza di simulazione dell’effetto del trattamento completamente immersiva non solo favorisce una maggiore conoscenza delle metodologie, ma influisce in modo positivo sul rapporto medico-paziente. Merz Aesthetics è una delle prime società di medicina estetica ad essersi approcciata al Metaverso, dove si è tenuto uno degli incontri ciclici del gruppo. Uno principali vantaggi di questo spazio virtuale è infatti la possibilità di riunire le persone in un modo molto più coinvolgente, facilitando il confronto e l'interazione umana. 

"Sicuramente, anche per ciò che riguarda l’intera esperienza del mio team, la terapia e i trattamenti sul viso ma anche sul corpo hanno una mole di dati per cui risulta più agevole disporre di elementi predittivi, che forniscono immagini pressoché sovrapponibili a quelli che saranno i risultati ottenibili dai medici stessi", continua Cursio.

"Oggigiorno le immagini possono essere facilmente modificate ed esistono un’infinità di programmi a riguardo. Ciò che tutti questi programmi non hanno è la diretta relazione tra un determinato trattamento e il beneficio-risultato realmente ottenibile, sia che avvenga con un percorso semiautomatico sia che avvenga attraverso una modifica perpetrata dall’operatore. L’unico processo possibile e reale si chiama predizione, che vuol dire nel caso specifico nostro, anticipare con un’immagine un risultato che si avrà quando ci si sottoporrà al trattamento. Per quanto riguarda gli interventi di natura chirurgica, essendo coinvolti processi quali tagli, scollamenti, rimozioni, versamenti, suture, rimarginazioni, cicatrizzazioni, per citare solo quelli più macroscopici, vanno approntati elementi totalmente diversi. Oggi non c’è nulla di simile, almeno sul mercato, domani sicuramente. Noi stessi stiamo progettando il sistema predittivo per l’ambito chirurgico.

L’idea del nostro programma di predizione nasce proprio da una scommessa. La domanda che ci siamo posti era proprio quella di immaginare di andare nel futuro (a trattamento avvenuto) e scattare la foto della nostra paziente e ritornare nel presente per mostrargliela. Ora, considerato che la macchina del tempo ci avrebbe impegnato molto più a lungo e con esiti incerti, ci siamo catapultati nelle reti neurali e dopo sei complicati anni siamo giunti al programma di predizione per il viso con impianto di acido ialuronico. Devo ammettere con sorpresa che il mondo scientifico ha accolto con entusiasmo questo sistema di predizione, prova ne è stata l’assegnazione di miglior lavoro di tutto il congresso ICAMS Londra 2022. E riteniamo che non solo le pazienti potranno fare scelte più consapevoli, ma anche i medici potranno disporre di una serie di componenti, tipo dove iniettare e con quale tecnica, quanto impiantare e che tipo di acido ialuronico utilizzare, ma anche la profondità dei tessuti che verrà interessata. Inoltre al medico verranno forniti altri strumenti come per esempio chiedere al programma quale previsione migliore si potrebbe ipotizzare per quella determinata paziente. Ma al medico è consentito molto altro proprio nel rispetto dell’esercizio della propria professione e della propria visione, come per esempio stabilire i volumi e/o il grado di correzione in generale da apportare, sempre entro il limite che il viso dovrà risultare naturale e aggraziato", conclude il medico.

 

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