il trattamento peeling

Intervista al Dr. Maurizio Cavallini

Oltre a esfoliare la pelle, i nuovi peeling tonificano i tessuti perché contengono aminoacidi in grado di stimolare la produzione di nuove fibre di collagene. E poi funzionano anche sul corpo.

Il peeling è uno dei trattamenti più richiesti in medicina estetica per migliorare l’aspetto della pelle. L’esfoliazione più o meno profonda agisce infatti su diverse problematiche cutanee. Qualche esempio? Affina la grana, schiarisce le macchie, attenua gli esiti cicatriziali dell’acne, minimizza i pori dilati, riduce le rughe sottili, solo per citarne alcuni. 

In sintesi, il peeling medico restituisce davvero una pelle levigata e luminosa. Il merito è degli acidi esfolianti che vengono utilizzati in diverse combinazioni e concentrazioni. Quest’ultimo è un aspetto molto importante da prendere in considerazione quando si decide di sottoporsi a un peeling: solo il medico è autorizzato per legge all’uso di sostanze esfolianti in concentrazioni superiori al 30% (un fattore che spesso determina l’efficacia del trattamento). Questione valida per alcuni acidi ritenuti strong, come ad esempio l’acido tricloroacetico. 

Il motivo è presto spiegato: pur essendo un trattamento generalmente ben tollerato, il medico ha le competenze idonee per definire il tipo di prodotto da utilizzare, il tempo di posa, il numero di passaggi, l’intensità del massaggio. Può intervenire tempestivamente in caso di complicanze, già durante la seduta stessa. E poi è in grado di individuare i bisogni delle varie tipologie di pelle, riservando così a ogni paziente il trattamento più indicato.

Le novità del peeling

Siamo abituati a pensare al peeling come a un trattamento specifico per il viso che esfolia la pelle e basta. Ma nel settore della medicina estetica le novità non mancano. Il peeling oggi si può effettuare sul corpo, inoltre assolve ad altre funzioni dermatologiche che esulano dalla “semplice” esfoliazione. «Ciò è reso possibile grazie a nuove formulazioni composte da sostanze esfolianti combinate a sostanze rivitalizzanti in grado di agire in sinergia – spiega il Dr. Maurizio Cavallini, specialista in chirurgia plastica. Questi nuovi preparati rappresentano un’evoluzione del peeling perché, oltre a migliorare la qualità della pelle (lo strato visibile), consentono una maggiore penetrazione di quei principi attivi che hanno un’azione ristrutturante del derma (lo strato più profondo)». 

Cosa significa ristrutturare il derma?

«Vuol dire stimolare la neocollagenesi, il processo che determina la formazione di nuovo collagene, la proteina responsabile dell’elasticità cutanea. In questo modo il derma risulta più denso e compatto, ed è in grado di sostenere meglio la pelle. In altri termini, contrasta le lassità e i cedimenti cutanei».

Qualche principio attivo ristrutturante?

«Come accennavo prima, in questi nuovi peeling, oltre agli acidi esfolianti, ci sono aminoacidi che si comportano come “cemento e mattoncini”, formando cioè nuove molecole di collagene. Un esempio è la glicina, l’amminoacido più abbondante nel collagene umano, la sua presenza è del 35%! 

Alcuni aminoacidi hanno azioni più mirate: combattono la degradazione delle fibre di collagene, ristrutturando cioè quelle fibre invecchiate che stanno perdendo elasticità. È il caso dell’acido gamma-aminobutirico (noto con la sigla di GABA).

E invece le sostanze esfolianti più efficaci? 

«Non si può parlare di sostanze più efficaci di altre, semmai più efficaci risultano i cocktail di acidi esfolianti e altri principi attivi ben bilanciati tra loro, perché combinano più azioni, rispondendo così a varie problematiche. I nuovi peeling sono formulati con diversi acidi in concentrazioni relativamente basse, ma sempre a uso medico, in modo da non scatenare sensibilizzazioni. Inoltre, agiscono in sinergia, risultando così efficaci poiché l’azione di una sostanza è rinforzata dall’altra. Per esempio, l’acido tartarico ha un effetto schiarente, l’acido salicilico libera i pori dal sebo ostruito, l’acido lattobionico riduce il photoaging: se usati insieme, si ottiene un miglioramento della pelle affetta da acne che presenta qualche discromia o linea d’espressione dovuta all’età. Se poi vi si associano gli aminoacidi ristrutturanti, l’effetto è ancora più bello, perché la pelle acquista tonicità».

Per quali problematiche sono indicati i nuovi peeling ristrutturanti?

  • Acne o esiti cicatriziali;
  • rughe sottili;
  • macchie;
  • grana spessa e irregolare.

La novità è che questi peeling possono essere usati anche sul corpo, in particolare su:

  • ginocchia;
  • gomiti;
  • addome;
  • mani;
  • piedi.

Dopo quanto tempo si vedono gli effetti?

«Il primo effetto del peeling è immediato, poi dipende dalla problematica cutanea da risolvere. Inoltre, nella maggior parte dei casi, possono essere necessarie più sedute, in genere una ogni tre o quattro settimane, lo si valuta in base all’inestetismo».

Si possono fare questi peeling insieme ad altri trattamenti di medicina estetica?

«Questi peeling ristrutturanti dovrebbero essere propedeutici ai filler di acido ialuronico o idrossiapatite di calcio perché ristrutturando nel profondo la pelle, potenziano le performance dei trattamenti iniettivi. Utilizzando una metafora presa a prestito dal campo dell’automobile, effettuare un peeling e poi un filler è un po’ come occuparsi sia della carrozzeria che del motore».

Se si cerca un aspetto più sano e luminoso che contempli anche la tonicità della pelle, i nuovi peeling bioristrutturanti sono dunque i trattamenti d’elezione. La pelle appare più bella in superficie, e ristrutturata in profondità.

 

A cura di Alessandra Montelli.