Biostimolazione per contrastare l’invecchiamento cutaneo

Nessuno ama invecchiare, ma la biologia ci insegna che l’invecchiamento è un processo fisiologico naturale e che è inevitabile. Non vogliamo nemmeno rimanere giovani a tutti i costi, perché i segni che compaiono sul nostro viso sono comunque segni delle nostre esperienze e del nostro vissuto: parlano di noi, della nostra personalità, di quello che siamo stati e che vogliamo essere. Non a caso negli anni le tendenze in campo estetico sono cambiate.

Prima il “ritocchino” più richiesto era esclusivamente l’appianamento delle rughe: pelle più liscia, e quindi più giovane. Il risultato era, però, un viso “tirato”, più innaturale e non in sintonia con la persona nel suo complesso. Quello che cerchiamo di ottenere adesso, è invece, un ringiovanimento più naturale ed armonioso, cosa possibile in medicina estetica attraverso trattamenti di biostimolazione con filler iniettivi o ricorrendo agli ultrasuoni microfocalizzati eco-guidati. Come dice la parola stessa, i trattamenti di biostimolazione altro non fanno che stimolare quei naturali processi metabolici alla base del mantenimento di compattezza, elasticità e qualità del tessuto cutaneo. A partire già dai 25 anni di età rallentiamo la produzione di collagene, la proteina chiave nel processo d’invecchiamento.

La perdita di collagene contribuisce alla comparsa dei principali segni dell’invecchiamento cutaneo: rughe, lassità e conseguente perdita della definizione dell’ovale del volto. Si passa dal cosiddetto “triangolo della bellezza” alla “piramide della vecchiaia”: gli zigomi “cadono” verso il basso e si perde la definizione della linea mandibolare. Il viso appare così più stanco e invecchiato.
Da qui è facile intuire che eliminare le rughe non basta. Sono necessari trattamenti rigenerativi in grado di ringiovanire il volto nel suo complesso, con un risultato il più possibile naturale.
Uno dei filler biostimolanti più innovativi è quello a base di idrossiapatite di calcio che, sotto forma di microsfere, fornisce uno stimolo meccanico ai fibroblasti per produrre nuovo collagene e quindi recuperare quel “deficit” di riserve che si genera con l’età.